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Le sinossi dei romanzi TESTA O CROCE
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TESTA O CROCE.
IL GIOCO DELL’INGANNO
Sanremo, settembre 2013. All’alba, sul lungomare ancora umido di salsedine e silenzio, il corpo di Diego Bostanzi viene ritrovato senza vita, riverso ai piedi di una palma, in una zona elegante e apparentemente tranquilla della città. È un uomo giovane, affascinante, abituato al rischio e alle contraddizioni: imprenditore brillante, frequentatore di casinò, seduttore inquieto, socio di una società in crescita e marito mancato di una vita sentimentale ormai spezzata. Accanto a lui, alcuni dettagli sembrano voler parlare: le chiavi della sua Audi, un orologio prezioso al polso, la postura del corpo, il luogo scelto per farlo morire.
Quello che, in un primo momento, potrebbe apparire come un omicidio maturato in un ambiente privato — gelosie, debiti, gioco d’azzardo, rancori sentimentali — si rivela presto qualcosa di molto più ambiguo. Diego non era soltanto un uomo pieno di ombre personali. Era anche il punto di convergenza di interessi economici, relazioni opache, fragilità morali e segreti rimasti troppo a lungo sotto traccia.
A guidare l’indagine è Laura Predetti, magistrata della Procura di Imperia: intelligente, determinata, fisicamente e mentalmente abituata a controllare ogni dettaglio, ma anche profondamente esposta, più di quanto vorrebbe ammettere. Laura non è una funzionaria fredda né una semplice investigatrice d’ufficio. È una donna che entra nei casi con tutta sé stessa, fino a farli diventare parte della propria vita. In Diego Bostanzi riconosce subito qualcosa che va oltre il fascicolo: un uomo irrisolto, pieno di desiderio e fallimento, di ambizione e dipendenza, di forza apparente e debolezza profonda.
Accanto a lei lavora il maresciallo Giordano Urbano, carabiniere esperto, concreto, capace di intuizioni silenziose e di una fedeltà quasi antica al senso del dovere. Urbano è il contrappeso umano e operativo di Laura: meno incline alla vertigine psicologica, più radicato nei fatti, nei sopralluoghi, nei dettagli tecnici, nelle contraddizioni dei testimoni. Tra i due si crea un’intesa investigativa fondata sulla fiducia, ma anche su una differenza di sguardo che arricchisce l’indagine: Laura cerca la verità nelle zone grigie dell’animo umano; Urbano la cerca nelle tracce, nelle abitudini, nei movimenti, nelle cose che le persone dimenticano di nascondere.
Il primo cerchio dell’inchiesta si chiude intorno alle persone più vicine alla vittima. Ludovico Cotto, socio e amico di Diego, appare come una figura ambivalente: uomo d’affari, compagno di percorso, custode di molte tensioni interne alla società, ma anche persona emotivamente legata alla vittima. Il loro rapporto non è mai stato semplice. L’amicizia si è mescolata agli interessi, alla competizione, alla dipendenza reciproca. Diego era il volto più seducente e impulsivo; Ludovico, almeno in apparenza, quello più razionale, più stabile, più capace di tenere insieme le cose.
Poi c’è Orietta, ex moglie di Diego, donna ferita da un matrimonio consumato tra tradimenti, assenze e delusioni. La sua vita è ormai orientata altrove, verso un nuovo compagno, Daniele, manager internazionale solido e apparentemente lontano dai disordini di Diego. Eppure il passato sentimentale non scompare mai davvero. Resta nei rancori, nei soldi, nelle abitudini, nelle parole non dette, nella sensazione che un uomo come Diego potesse continuare a invadere la vita degli altri anche dopo essere stato allontanato.
Laura osserva tutto questo senza lasciarsi ingannare dalle apparenze. Sa che nei delitti il movente più evidente è spesso quello più comodo. Sa che la gelosia, il denaro e il rancore sono motivazioni forti, ma anche troppo facili da esibire. Il caso la costringe così a entrare nel mondo privato di Diego: le sue relazioni, il suo matrimonio fallito, le sue frequentazioni, le serate al casinò, il fascino del rischio, il rapporto patologico con il gioco. La roulette diventa una metafora costante della sua esistenza: Diego sembrava vivere come chi lancia continuamente una pallina, aspettando che il destino decida per lui.
L’indagine si sposta anche dentro il cuore economico della vicenda: la società costruita da Diego e Ludovico, gli equilibri interni, i rapporti commerciali, i contatti con figure meno limpide, i possibili attriti finanziari. A emergere è un ambiente di imprenditoria ambiziosa, non necessariamente criminale in superficie, ma permeabile a pressioni, scorciatoie, relazioni pericolose. Il business non è qui un semplice sfondo: è una dimensione narrativa essenziale, il luogo in cui desiderio di successo, fragilità personali e logiche di potere cominciano a contaminarsi.
Tra i nomi che entrano nel campo investigativo compare Dario Stornale, figura sfuggente e torbida: venditore, affarista, mediatore di opportunità ambigue, uomo capace di muoversi tra mondi diversi senza appartenere davvero a nessuno. Stornale non è soltanto un comprimario oscuro. È uno di quei personaggi che sembrano vivere stabilmente sul confine tra legalità e frode, tra relazioni d’affari e ricatto, tra promessa commerciale e minaccia implicita. La sua presenza allarga il quadro oltre il dramma personale di Diego e suggerisce che la morte dell’imprenditore possa essere collegata a interessi più articolati, a una rete di rapporti nella quale il denaro, le informazioni e il silenzio valgono più della lealtà.
Stornale conosce persone, abitudini, debolezze. Sa muoversi nei corridoi laterali del business, quelli dove non tutto viene verbalizzato e dove spesso le vere decisioni non passano dai consigli di amministrazione, ma da telefonate, favori, pressioni e mezze frasi. La sua figura introduce nel romanzo una tensione più ampia: il sospetto che l’omicidio Bostanzi non sia un punto isolato, ma il primo affioramento di un sistema criminale ed economico più vasto, destinato a riemergere con maggiore forza.
Il titolo del romanzo comincia così ad acquistare il suo significato più profondo. Testa o Croce non è soltanto un’immagine legata al caso, al gioco, alla sorte. È la condizione morale dei personaggi. Tutti sembrano vivere in bilico tra due facce: ciò che mostrano e ciò che nascondono, ciò che sono stati e ciò che vorrebbero diventare, la colpa e l’innocenza, la fedeltà e il tradimento, il coraggio e la convenienza. Ogni interrogatorio, ogni testimonianza, ogni dettaglio può cadere da una parte o dall’altra. E Laura capisce presto che il vero inganno non riguarda soltanto chi ha ucciso Diego, ma il modo in cui ciascuno ha costruito la propria versione della verità.
Nel frattempo, la vita privata della magistrata non rimane fuori dalla storia. Laura è una donna libera, irrequieta, desiderosa di controllo e insieme attraversata da tensioni emotive profonde. Il suo rapporto con Claudio Bentivoglio, giovane uomo affascinante, solido, fisicamente presente e capace di offrirle una forma di stabilità diversa da quella professionale, introduce nella narrazione una dimensione sentimentale intensa. Claudio non è soltanto un compagno possibile: è la promessa di un equilibrio, di un rifugio, di una vita che Laura potrebbe concedersi se riuscisse davvero a separare la donna dalla magistrata.
Ma Laura non è fatta per separare nettamente le cose. Il lavoro la assorbe, la provoca, la espone. La verità giudiziaria e quella emotiva finiscono spesso per sovrapporsi. Nel caso Bostanzi, questo diventa ancora più evidente: più Laura scava nella vita di Diego, più si trova costretta a guardare anche le proprie contraddizioni. L’attrazione per il rischio, la difficoltà di affidarsi, il fascino esercitato dagli uomini complessi, la distanza tra desiderio e dovere: tutto ciò che scopre negli altri risuona, in forme diverse, anche dentro di lei.
La narrazione procede alternando il passo dell’indagine al respiro del noir psicologico. Le stanze della Procura, il lungomare di Sanremo, gli uffici milanesi, i luoghi del gioco, gli ambienti della vita imprenditoriale e le case private diventano scenari di una stessa partita. Non esiste un unico luogo del delitto: il vero delitto sembra essersi preparato lentamente, nelle relazioni deteriorate, nei compromessi economici, nelle dipendenze, nei silenzi. Diego è morto in un punto preciso, ma la sua morte affonda le radici in un sistema di legami e falsità costruito molto prima.
A complicare il quadro vi sono figure laterali che, a vario titolo, aggiungono ombre e prospettive alla vicenda. Alcuni sembrano sapere più di quanto dicano; altri mentono per paura, per convenienza o per vergogna; altri ancora appaiono sospetti solo perché la loro vita è stata, in qualche modo, contaminata da Diego. Laura e Urbano devono imparare a distinguere la colpa morale dalla responsabilità penale, il peccato dal movente, la debolezza dall’assassinio. È uno dei nodi più forti del romanzo: non tutti coloro che nascondono qualcosa sono assassini, ma nessuno è davvero innocente fino in fondo.
Il percorso investigativo si stringe progressivamente. Le prime ipotesi, fondate sui rapporti personali più evidenti, iniziano a perdere solidità. Orietta, Daniele, Ludovico e altri personaggi vicini a Diego restano dentro il campo dell’indagine, ma le loro posizioni si ridefiniscono. Laura comprende che le piste più immediate rischiano di trasformarsi in una trappola interpretativa. La verità non sta necessariamente nel dolore di chi è stato tradito o nella rabbia di chi ha condiviso affari e fallimenti con la vittima. Potrebbe trovarsi invece in una rete più fredda, più opportunistica, più interessata a ciò che Diego sapeva, doveva, prometteva o minacciava di rivelare.
Il gioco, in questo senso, diventa anche una struttura narrativa. Ogni personaggio punta qualcosa. Diego ha puntato la propria vita sulla seduzione, sul denaro, sul brivido della fortuna, sulla capacità di cavarsela sempre. Ludovico ha puntato sulla stabilità dell’impresa e sul controllo delle conseguenze. Orietta ha puntato sulla possibilità di liberarsi da un passato ingombrante. Daniele sulla costruzione di una nuova normalità. Stornale sulla sua abilità di stare nell’ombra e di vendere illusioni. Laura, senza rendersene conto, punta invece sulla propria capacità di restare lucida mentre tutto intorno a lei diventa emotivamente ambiguo.
L’indagine rivela poco alla volta che la morte di Diego non può essere letta soltanto come un gesto passionale. La sua esposizione al gioco, ai debiti, agli incontri sbagliati e ai rapporti professionali opachi apre scenari più ampi. Il casinò, con le sue luci artificiali e la sua promessa di riscatto immediato, diventa il simbolo di un mondo in cui tutti cercano di vincere qualcosa, anche quando stanno già perdendo. Dietro l’eleganza delle sale da gioco e degli uffici si muovono piccole e grandi miserie: avidità, ricatti, paure, rapporti d’interesse, promesse non mantenute.
Laura non si limita a ricostruire i fatti. Vuole capire perché Diego sia diventato vulnerabile proprio in quel momento. Chi aveva interesse a farlo tacere? Chi poteva temere le sue mosse? Chi poteva approfittare della sua morte? E soprattutto: chi conosceva abbastanza bene le sue abitudini da colpirlo in un luogo e in un momento capaci di confondere le acque?
Mentre la pressione dell’indagine cresce, cresce anche il coinvolgimento personale della magistrata. Claudio rappresenta una possibilità di amore reale, ma la sua presenza mette Laura davanti a una domanda che attraversa l’intero romanzo: è possibile vivere pienamente una relazione quando si abita ogni giorno il territorio della colpa, della menzogna e della morte? Laura desidera essere amata, ma teme di perdere il controllo. Desidera abbandonarsi, ma la sua professione le impone diffidenza. In lei convivono sensualità e rigore, bisogno di giustizia e impulso vitale, forza pubblica e fragilità privata.
Il caso Bostanzi diventa così una soglia. Non è solo il primo grande ingranaggio narrativo della saga: è il punto in cui Laura comincia a essere trasformata dalle indagini che conduce. Diego, da morto, continua a esercitare una forma di influenza su tutti. La sua assenza costringe chi lo ha conosciuto a rivelarsi. Ognuno deve fare i conti con la propria parte nel disordine che lo circondava: chi per averlo amato, chi per averlo odiato, chi per averlo sfruttato, chi per averlo lasciato cadere.
Nel finale dell’indagine, le tessere raccolte da Laura e Urbano trovano progressivamente una disposizione più chiara. Le false piste vengono ridimensionate, le colpe apparenti si separano dalle responsabilità reali, e il disegno dell’omicidio emerge nella sua natura più insidiosa: non un’esplosione improvvisa di rabbia, ma il risultato di interessi, paure e manipolazioni maturate nel tempo. L’assassinio di Diego appare allora come il punto terminale di un gioco più grande di lui, nel quale la sua debolezza è stata usata contro di lui.
La figura di Stornale, in particolare, resta come una scheggia conficcata nella vicenda. Anche quando il primo caso trova una sua definizione giudiziaria, la sua posizione lascia intravedere un territorio ancora non completamente esplorato: rapporti criminali, riciclaggio, protezioni, nomi che non possono essere pronunciati troppo presto. È proprio da quella zona d’ombra che prenderà avvio il movimento successivo della saga: dal carcere, Stornale diventerà il testimone capace di riaprire la partita, offrendo a Laura Predetti la prima spinta verso una nuova e più pericolosa inchiesta.
La soluzione del caso non restituisce però un ordine pieno. Come spesso accade nei noir, la verità giudiziaria non coincide con una vera pacificazione. Alcuni personaggi vengono liberati dal sospetto penale, ma non dal peso delle proprie ambiguità. Altri escono dall’indagine più nudi, più esposti, più consapevoli. Laura stessa comprende che ogni verità ha un costo: scoprirla significa anche perdere l’illusione che il male sia sempre riconoscibile, separato, esterno.
Testa o Croce. Il gioco dell’inganno è dunque il racconto di un omicidio, ma anche l’apertura di una saga morale e sentimentale. Attraverso il caso Bostanzi, il romanzo mette in scena un mondo in cui il business, il desiderio, il gioco, la giustizia e la colpa si intrecciano fino a diventare inseparabili. La figura di Laura Predetti emerge come centro narrativo forte: una magistrata capace di perseguire la verità con durezza, ma anche una donna attraversata da desideri, paure e contraddizioni che la rendono profondamente umana.
Il primo romanzo chiude il cerchio dell’indagine principale, ma lascia aperto qualcosa di più importante: la percezione che quel delitto sia solo la prima crepa in un edificio molto più vasto. Dietro la morte di Diego si intravedono già mondi più oscuri, interessi più profondi, forze capaci di spostare la partita su tavoli più pericolosi. Laura ha risolto un caso, ma ha anche varcato una soglia. Da quel momento, la sua vita non potrà più tornare esattamente quella di prima.
Questa apertura non è un semplice aggancio seriale, ma una conseguenza naturale del caso Bostanzi. La morte di Diego ha portato alla luce una rete; Stornale, dal carcere, diventerà l’uomo che quella rete comincerà a raccontarla. La sua testimonianza sarà il primo detonatore narrativo de Il gioco si chiude, il secondo romanzo, nel quale l’indagine di Laura si allargherà oltre il singolo omicidio per toccare territori più profondi: mafia, finanza internazionale, riciclaggio, protezioni istituzionali e poteri capaci di agire molto lontano dalla scena originaria del delitto.
Come nel lancio di una moneta, tutto sembra dipendere dal caso. Ma il romanzo suggerisce, con passo noir e sguardo psicologico, che il caso spesso è solo il nome che diamo a un destino preparato da altri.
E quando la moneta ricade, non resta che guardare da che parte si è fermata: testa o croce.
AUTORE Dionisio Botti
Email: botti.dennys@gmail.com
Telefono: +39 334.2211278
TESTA O CROCE.
IL GIOCO SI CHIUDE
A distanza di alcuni anni dall’omicidio di Diego Bostanzi, il caso che aveva sconvolto la vita della magistrata Laura Predetti sembra ormai chiuso. Dario Stornale, l’uomo ritenuto responsabile dell’assassinio avvenuto sul lungomare di Sanremo in una notte di fine estate del 2013, è stato condannato all’ergastolo insieme a Giorgio Lafreccia, suo complice, ed entrambi stanno scontando la propria pena.
Laura ha provato a lasciarsi tutto alle spalle e a concentrarsi sulla sua vita privata dove il suo rapporto con Claudio è diventato sempre più intenso e importante, fino al matrimonio. Accanto a lui, la magistrata ha iniziato a immaginare una vita diversa, più serena, lontana dalle ossessioni e dalle ombre che avevano accompagnato la prima indagine.
Ma quell’equilibrio dura poco.
Dario Stornale, ormai distrutto dalla detenzione, decide improvvisamente di collaborare con la Procura. In cambio di condizioni carcerarie migliori, chiede di parlare proprio con Laura. Durante una serie di colloqui riservati, l’uomo rivela che l’omicidio di Diego non è stato un gesto isolato né un semplice regolamento di conti. Dietro quel delitto si nasconde una struttura molto più vasta e pericolosa: un sistema di società di copertura, riciclaggio di denaro e affari internazionali che ruota attorno al mondo dell’energia, delle importazioni di olio vegetale, di finanziamenti opachi e di rapporti con uomini vicini alla mafia russa.
Dario fa i nomi di imprenditori, professionisti, intermediari e società con sede tra Italia, Bulgaria, Uzbekistan e Inghilterra. Parla di denaro sporco che attraversa i confini europei sfruttando la copertura di progetti energetici apparentemente legittimi. Racconta di imprenditori corrotti, di funzionari pubblici compiacenti e di un sistema capace di infiltrarsi ovunque.
Prima però che possa completare le sue rivelazioni, Dario viene assassinato in carcere. La sua morte, chiaramente organizzata da qualcuno che teme ciò che stava per raccontare, convince Laura che l’indagine non soltanto è ancora aperta, ma che potrebbe coinvolgere persone molto più potenti e insospettabili di quanto avesse immaginato.
L’unico altro uomo in grado di confermare ciò che Dario ha iniziato a raccontare è Giorgio Lafreccia. Anche lui detenuto all’ergastolo, Giorgio comprende rapidamente di essere in pericolo. Accetta così di collaborare con Laura, ma soltanto a condizione di essere trasferito in un carcere protetto.
A differenza di Dario, Lafreccia è lucido, intelligente, abituato a muoversi nell’ombra. Nei colloqui con Laura non si limita a confermare i nomi e i fatti emersi. Aggiunge nuovi particolari, nuovi collegamenti e soprattutto un elemento che cambia radicalmente il senso dell’intera vicenda: l’omicidio di Diego Bostanzi non era il punto di arrivo di una storia, ma il primo passo di un piano più ampio, destinato a proseguire negli anni.
Laura comprende così che il caso Bostanzi è soltanto una parte di un intreccio che coinvolge uomini d’affari, faccendieri, società estere, traffici di denaro e interessi politici. Alcune delle società citate da Lafreccia hanno sede a Milano e Lugano; altre conducono fino a Londra e addirittura a Samarcanda, dove una parte del denaro viene fatta transitare attraverso società e conti cifrati.
Per seguire quelle piste, Laura crea attorno a sé un gruppo di lavoro ristretto e fidato. Al suo fianco ci sono il giovane sostituto procuratore Francesco, l’assistente Giulia, il maresciallo Urbano e la giornalista d’inchiesta Amanda, pronta a muoversi tra indiscrezioni, documenti e fonti riservate.
Insieme, i quattro iniziano a ricostruire una rete fatta di società fittizie, triangolazioni internazionali, investimenti nel settore energetico e riciclaggio di denaro proveniente dall’Est Europa. Ogni nuovo elemento sembra confermare che qualcuno, dietro la facciata di rispettabili imprenditori e professionisti, continua a muoversi nell’ombra.
Tra le figure che tornano a gravitare attorno all’indagine c’è Ludovico Cotto, ex socio di Diego. Dopo essere stato a lungo sospettato e poi prosciolto, Ludovico prova a ricostruire la propria vita. Ma Laura comprende presto che l’uomo sa molto più di quanto abbia mai raccontato.
Il rapporto tra Laura e Ludovico torna così a caricarsi di ambiguità. Tra loro restano una tensione irrisolta, un’attrazione che Laura non vuole ammettere e il dubbio costante che Ludovico possa essere, al tempo stesso, una vittima, un testimone o un uomo ancora coinvolto nel sistema che lei sta cercando di smascherare.
Anche Svetlana Zlateva, la giovane e bellissima vedova di Diego, riappare nella vita della magistrata. Dopo la morte del marito, Svetlana sembra aver cercato di allontanarsi da quel mondo. Ma il suo passato continua a inseguirla.
Laura scopre che la donna conosce molto più di quanto abbia sempre voluto ammettere: uomini d’affari russi, società estere, conti bancari, relazioni nascoste. Svetlana potrebbe essere una pedina inconsapevole, una vittima o, forse, una donna che ha scelto di sopravvivere restando in silenzio.
Nel frattempo, mentre l’indagine si allarga, la vita privata di Laura si complica.
Il rapporto con Claudio si fa sempre più intenso e passionale. Claudio rappresenta per lei la possibilità di una vita normale, di un futuro, di una famiglia. Ma proprio quando Laura sembra sul punto di lasciarsi finalmente andare, riappare Paolo, suo ex compagno di liceo e primo amore.
Paolo oggi è un uomo molto diverso: brillante, affascinante, vicino ad ambienti politici e di potere. Il loro incontro riporta alla luce sentimenti, ricordi e ferite mai davvero superate. Laura si ritrova così stretta tra il legame profondo con Claudio e il fascino ambiguo di Paolo, che sembra sapere molto più di quanto dovrebbe sull’indagine e sugli uomini che Laura sta cercando.
Poco alla volta, la magistrata scopre infatti che una parte del sistema criminale che sta emergendo è protetta da rapporti politici, favori, finanziamenti e amicizie eccellenti. Paolo potrebbe essere una chiave per arrivare alla verità. Oppure una nuova minaccia.
Mentre Milano, Lugano, Londra e Samarcanda diventano le tappe di un viaggio sempre più oscuro, Laura e il suo gruppo si trovano sotto pressione.
Una parte decisiva dell’indagine conduce Laura e Francesco a Londra. Qui, tra studi legali, società finanziarie e uffici anonimi nascosti nella City, emergono i primi collegamenti concreti tra il denaro riciclato in Italia e una rete di società inglesi utilizzate per schermare i reali proprietari dei capitali. Laura comprende che dietro alcuni investimenti apparentemente leciti si nasconde un sistema che da anni trasferisce denaro verso l’Europa orientale e l’Asia centrale.
A Londra Laura incontra anche alcuni personaggi che appartengono al passato di Diego e Ludovico: uomini d’affari, mediatori e consulenti che sembrano sapere molto più di quanto ammettano. Tra questi c’è un uomo legato ai servizi segreti russi, capace di muoversi tra diplomazia, criminalità e finanza. È lui a far capire a Laura che dietro l’intera vicenda esiste una regia molto più grande di quella immaginata.
Contemporaneamente Amanda segue una pista che la conduce a Palermo. Qui, attraverso vecchi contatti nel mondo del giornalismo e della magistratura, scopre che parte del denaro proveniente dall’Est Europa è stato investito in Sicilia, dove imprenditori e mafie locali hanno collaborato per anni con i gruppi vicini alla criminalità russa. Palermo diventa così il luogo in cui le mafie tradizionali e i nuovi poteri economici internazionali si incontrano.
Anche il Vaticano entra lentamente nella storia. Laura viene a sapere che alcune fondazioni e alcune operazioni finanziarie riconducibili a uomini vicini alla Chiesa sono state utilizzate per far transitare denaro e coprire investimenti opachi. Per la magistrata è uno choc: l’indagine non tocca soltanto criminalità e politica, ma anche mondi che fino a quel momento sembravano lontani e intoccabili.
La pista più inquietante, però, conduce a Samarcanda. È lì che Laura scopre l’esistenza di una società apparentemente insignificante dietro la quale si nasconde il vero centro della rete. Samarcanda diventa il simbolo di un luogo remoto, esotico e quasi irreale, dove denaro, petrolio, energia e criminalità si fondono.
Il viaggio in Uzbekistan segna uno dei momenti più intensi del romanzo. Laura e Claudio, partiti insieme con il pretesto di una vacanza, trasformano quel soggiorno in una tappa segreta dell’indagine. Per alcuni giorni i due vivono una parentesi di apparente felicità tra alberghi, piazze antiche, mercati e moschee di Samarcanda. Ma anche lì Laura comprende di non poter sfuggire al proprio destino.
Proprio a Samarcanda, infatti, Laura arriva sulle tracce di Azizbek Turgunov, amministratore di una delle società utilizzate per riciclare il denaro proveniente dall’Europa e dall’Asia centrale. Azizbek vive protetto e circondato da uomini fidati, consapevole di sapere troppo.
Per mesi Laura lo ha considerato uno degli uomini chiave del sistema. Ma quando finalmente riesce a incontrarlo, comprende che Azizbek non è soltanto un ingranaggio del meccanismo: è anche un uomo terrorizzato, deciso a salvarsi collaborando.
Laura riesce a incontrare Azizbek prima che qualcuno possa fermarlo. L’uomo, terrorizzato ma deciso a collaborare, inizia a raccontare ciò che sa e promette di consegnare documenti e prove.
Pochi giorni dopo, però, si consuma una tragedia. A essere assassinato è Rüstem, il più caro amico di Azizbek, scambiato per lui a causa della straordinaria somiglianza tra i due. L’omicidio, compiuto per vendetta e per impedirgli di parlare, convince definitivamente Azizbek che non esiste più alcuna possibilità di salvarsi restando in silenzio.
La morte di Rüstem convince definitivamente Azizbek a collaborare con Laura. Le consegna documenti, nomi, numeri di conto, società e riferimenti bancari che permettono finalmente di ricostruire la struttura finanziaria dell’intera organizzazione.
Grazie ad Azizbek, Laura scopre che il denaro sporco transitava per anni tra Samarcanda, Londra, Lugano e l’Italia attraverso una rete di società di comodo, investimenti nel settore energetico e operazioni apparentemente lecite. Azizbek diventa così una delle chiavi decisive dell’indagine e uno dei pochi uomini davvero in grado di portare Laura fino ai vertici del sistema criminale.
Il ritorno in Italia non porta pace. A Milano l’indagine entra nella sua fase più delicata. Paolo riappare con sempre maggiore insistenza nella vita di Laura. Tra i due riaffiorano ricordi del liceo, momenti condivisi, il dolore di ciò che non è stato. Paolo, dopo anni di silenzi e compromessi, decide infine di collaborare con la Procura. Prima di entrare nel programma di protezione testimoni insieme alla moglie e ai figli, riesce a registrare per conto di Laura e della Procura un incontro riservato in Vaticano tra un alto prelato, alcuni politici italiani e uomini coinvolti nei traffici illeciti.
Quelle registrazioni aprono uno squarcio inquietante sui rapporti tra potere politico, finanza e criminalità e rappresentano una delle prove più importanti raccolte da Laura.
Laura si sente attratta e insieme spaventata. Da una parte c’è Claudio, con la sua concretezza e il desiderio di costruire una vita insieme. Dall’altra c’è Paolo, che rappresenta il passato, il primo amore, il rimorso per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato.
Questa tensione sentimentale si intreccia sempre di più con l’indagine. Laura arriva a sospettare che qualcuno stia usando Paolo per controllarla o per condizionare le sue scelte. Ma non riesce a capire se l’uomo sia vittima di quel sistema o uno dei suoi protagonisti.
Anche Ludovico, nel frattempo, torna sempre più vicino a Laura. I due si ritrovano più volte a Lugano e a Milano. In alcuni momenti Ludovico sembra sul punto di confessare tutto. In altri si chiude nel silenzio. Laura comprende che l’uomo vive da anni schiacciato tra senso di colpa, paura e desiderio di redenzione.
Tra Laura e Ludovico riaffiora un legame ambiguo e sotterraneo, fatto di attrazione, diffidenza e complicità. È un rapporto che mette ancora più in crisi Laura, per un attimo non più del tutto sicura della relazione con Claudio. Un dubbio di cui presto finirà per pentirsi, anche solo per averlo sfiorato.
In questo intreccio di passioni e tradimenti, Laura si accorge che la propria vita privata sta diventando vulnerabile quanto l’indagine stessa. Qualcuno entra nella sua casa. Qualcuno la segue. Un attentato fallisce per pochi minuti. E quando il maresciallo Urbano rischia di perdere la vita durante un pedinamento, Laura comprende che ormai nessuno è più al sicuro. Vengono seguiti, minacciati, spiati. Qualcuno entra nei loro uffici. Qualcuno tenta di sabotare l’indagine. Un testimone muore in circostanze sospette. Un altro sparisce.
Laura capisce che il tempo stringe.
Le informazioni raccolte da Dario e Lafreccia conducono infine a un nome, a un gruppo di uomini e a una rete internazionale che per anni ha usato il settore energetico come copertura per muovere denaro sporco, comprare consenso, finanziare politica e criminalità.
Quando Laura riesce finalmente a comprendere chi muove davvero i fili, si rende conto che il nemico non è soltanto fuori da lei. È entrato nelle istituzioni, nei rapporti personali, perfino nella sua vita privata.
La verità che emerge travolge ogni cosa: amicizie, amori, fiducia. Alcuni degli uomini che Laura considerava alleati si rivelano diversi da ciò che sembravano. Altri, che aveva creduto colpevoli, mostrano un volto inatteso.
Alla fine del romanzo, Laura riesce a sopravvivere e a portare alla luce una parte della verità. Ma il prezzo pagato è altissimo. Comprende che la sua partita con quel mondo non è davvero conclusa: potrebbe soltanto cambiare tavolo, regole e avversari, riservandole un futuro totalmente differente.
Perché il gioco, in realtà, non si è ancora chiuso del tutto.
AUTORE Dionisio Botti
Email: botti.dennys@gmail.com
Telefono: +39 334.2211278
TESTA O CROCE.
IL GIOCO SI CHIUDE
Testa o Croce. L’inizio di un nuovo mondo è il capitolo conclusivo della trilogia noir di Dionisio Botti. Un romanzo che chiude il cerchio aperto con l’omicidio di Diego Bostanzi, ma lo fa spostando progressivamente il centro della storia: non più soltanto il delitto, l’indagine, la rete criminale, la finanza sporca, la mafia internazionale. Questa volta, al centro di tutto, c’è Laura Predetti.
La donna.
La magistrata.
La madre.
La sopravvissuta.
La vicenda riparte dalle conseguenze devastanti di ciò che è accaduto nel secondo romanzo. Dopo anni di indagini, depistaggi, confessioni, rogatorie internazionali e verità strappate con fatica al silenzio, il sistema criminale che si era mosso intorno alla BosCo International Advisory S.p.A. è stato finalmente portato alla luce. L’omicidio di Diego Bostanzi, avvenuto anni prima sul lungomare di Sanremo, non era stato soltanto il gesto feroce di alcuni uomini violenti. Era il punto visibile di una rete più ampia, fatta di mafia, politica, finanza internazionale, riciclaggio, banche offshore, società di comodo e persino ombre dentro il potere vaticano: lo IOR, alcuni prelati, uomini abituati a benedire in pubblico ciò che contribuivano a nascondere in privato.
Una rete che Laura Predetti e il suo team hanno avuto il coraggio di inseguire fino in fondo.
Ma il prezzo pagato è stato altissimo.
La strage di Imperia ha cambiato tutto. L’attentato ha lasciato dietro di sé morti, macerie e una ferita impossibile da rimarginare. Claudio Bentivoglio, il giovane marito di Laura, è morto. Giulia, la sua assistente, amica, complice professionale e presenza fondamentale nella vita della Procura, è morta. Laura, invece, è sopravvissuta. Per miracolo. O forse, come lei stessa non riesce a smettere di pensare, per errore.
Ed è proprio da questo errore apparente che comincia il terzo romanzo.
La giustizia, intanto, riparte. Il secondo processo Bostanzi si apre davanti a un’aula gremita, carica di attesa, di rabbia e di memoria. Sul banco degli imputati siedono boss mafiosi, colletti bianchi, politici corrotti, finanzieri senza scrupoli, emissari stranieri e figure legate agli ambienti vaticani, capaci di muoversi tra sacrestie, fondazioni, conti riservati e relazioni istituzionali. Il processo non riguarda più soltanto una morte. Riguarda un intero sistema. Riguarda il modo in cui il denaro sporco sa diventare potere, il modo in cui il potere sa comprare silenzi, e il modo in cui certi silenzi, prima o poi, finiscono per trasformarsi in sangue.
Laura, però, non è più dietro il banco dell’accusa. Non può esserlo. Troppo coinvolta, troppo ferita, troppo vicina alle vittime e alla tragedia. Con un gesto doloroso ma necessario, decide di farsi da parte e affida il processo a Fiorenzo Tiraboschi, magistrato esperto, solido, capace di raccogliere il testimone senza cancellare il lavoro di chi lo ha preceduto.
È una scelta di lucidità.
Ma per Laura assomiglia a una resa.
Il processo avanza. Le udienze si susseguono. I testimoni raccontano, i pentiti fanno nomi, le carte bancarie rivelano passaggi di denaro, società offshore, conti cifrati, coperture politiche, complicità istituzionali, riciclaggio internazionale. I difensori provano a smontare la costruzione dell’accusa, a ridurre tutto a suggestione, a insinuare il dubbio, a trasformare la memoria in confusione. Ma il mosaico è ormai troppo chiaro. Ogni nuova prova sembra confermare ciò che Laura e il suo team avevano intuito: dietro la morte di Diego Bostanzi non c’era solo un omicidio, ma una macchina criminale capace di attraversare confini, istituzioni, banche, palazzi del potere e coscienze.
Eppure, per Laura, ogni passo avanti della giustizia è anche un passo indietro nella propria pace interiore.
Mentre il Paese attende risposte dalla giustizia, Laura si accorge che nessuna condanna potrà restituirle ciò che ha perso. Il processo sulla strage di Imperia diventa così il grande contrappeso pubblico della sua rovina privata: da un lato l’aula, le prove, i testimoni, le responsabilità; dall’altro una donna che non riesce più a riconoscersi nel ruolo che l’ha resa forte.
Perché Laura Predetti è sempre stata molte cose insieme. Una magistrata brillante, determinata, capace di tenere testa a criminali, politici, avvocati e uomini di potere. Una madre presente, anche quando il lavoro le chiedeva tutto. Una donna passionale, complessa, attraversata da desideri, contraddizioni e zone d’ombra. Una figura pubblica ammirata e temuta. Ma dopo la strage, tutte queste identità sembrano sgretolarsi.
La toga, che per anni è stata il suo scudo, diventa un peso.
La giustizia, che era stata la sua missione, non consola più.
La verità, anche quando arriva, non restituisce i morti.
Il dolore per Claudio e Giulia si trasforma in senso di colpa. Laura non riesce a perdonarsi di essere rimasta viva. Non riesce a smettere di interrogarsi su ciò che avrebbe potuto fare, sulle decisioni prese, sui rischi sottovalutati, sulle persone che aveva coinvolto in una battaglia più grande di tutti. Il passato non passa. Ritorna nei sogni, negli incubi, nelle stanze vuote, nei silenzi con i figli, nei gesti quotidiani che all’improvviso sembrano impossibili.
Eleonora e Luca la cercano, ma lei fatica a esserci. La madre che vorrebbe proteggerli si ritrova distante, svuotata, quasi incapace di partecipare alla loro vita. Lucia, l’ex suocera, prova a tenere insieme ciò che resta della famiglia. Il maresciallo Urbano, Francesco Mielin e chi ha condiviso con lei l’indagine continuano a starle accanto, ma nessuno può davvero entrare nel luogo in cui Laura è precipitata.
Quel luogo è fatto di buio.
Nel tentativo di zittire il dolore, Laura comincia a cercare il buio invece della luce, e così facendo scende lentamente all’inferno. Un ascensore che non si palesa subito, che non annuncia la propria destinazione, ma che la prende con sé, chiude le porte e comincia a precipitare.
L’alcol diventa una compagnia pericolosa: sembra anestetizzare il dolore, come sempre accade nelle illusioni peggiori, ma in realtà lo amplifica nella solitudine. Così come il sesso più sfrenato, che da forma di sfida si trasforma rapidamente in trasgressione sconcia, nel tentativo disperato di scacciare gli incubi e lasciarsi travolgere dal rifiuto di sé. Laura lo usa per punirsi. Lo cerca in modo spinto, quasi violento, per verificare se dentro di lei esista ancora qualcosa capace di reagire.
Non è libertà.
Non è desiderio.
È autodistruzione travestita da sopravvivenza.
In questa discesa riemergono anche figure del passato. Massimo e Claudia, la coppia con cui Laura e Claudio avevano condiviso esperienze estreme, tornano come il riflesso di una stagione ambigua, sensuale, libera e pericolosa. Ma ciò che un tempo poteva sembrare gioco, complicità o esplorazione del desiderio, ora rischia di trasformarsi in qualcosa di malato. Massimo tenta di approfittare della fragilità di Laura, della sua fame di oblio, del suo bisogno di sparire dentro un corpo, dentro una notte, dentro una colpa diversa da quella che la divora. Sarà Claudia, con lucidità e durezza, a riconoscere il pericolo e a interrompere quella deriva prima che diventi un’altra forma di distruzione.
Perché Laura non ha bisogno di qualcuno che la trascini ancora più in basso.
Ha bisogno di qualcuno che la riporti alla superficie.
E saranno soprattutto le donne a diventare i suoi appigli al mondo reale.
Amanda Scala, giornalista, amica e talvolta antagonista, continua a muoversi sul confine tra racconto pubblico e verità privata. Ha seguito l’indagine, ha raccontato il lavoro della Procura, ha contribuito a restituire dignità a chi aveva combattuto contro un sistema enorme. Ma con Laura il suo ruolo è più complesso: Amanda la osserva, la provoca, la protegge quando serve, senza concederle troppe indulgenze. È una presenza scomoda e necessaria, una voce capace di ricordarle che essere sopravvissuti non significa essere salvi.
Svetlana e Oriana rappresentano un altro tipo di legame. Portano con sé il peso di altre perdite, di altri amori spezzati, di altre ferite nate intorno alla stessa storia. Non giudicano Laura. Non cercano di salvarla con frasi facili. Le restano accanto. La costringono, poco a poco, a tornare tra i vivi, a riconoscere il dolore senza farne una casa definitiva. Insieme ad Amanda, diventano le amiche che la riportano alla vita, non con un gesto eroico, ma con la pazienza ostinata di chi sa che certi abissi non si superano saltandoli: si attraversano.
Nel frattempo, Paolo Valentini resta una presenza spettrale. Non compare davvero nel presente della storia. È ormai una figura consegnata agli atti, ai dibattimenti, alle carte processuali, ai verbali e alle testimonianze. Ma per Laura non è soltanto un nome. È un fantasma. L’antico compagno di liceo, il politico corrotto, l’uomo che con le sue rivelazioni ha contribuito a scoperchiare il sistema e, indirettamente, ad accelerare eventi che hanno portato alla tragedia. Paolo ritorna negli incubi notturni di Laura, come tornano certe colpe impossibili da archiviare. Non agisce più. Ma continua a pesare.
Il romanzo procede così su due linee parallele.
Da una parte c’è il mondo esterno: i processi, le condanne, i responsabili chiamati finalmente a rispondere, l’apparato dello Stato che prova a rimettere ordine dove per anni hanno dominato denaro, paura e corruzione. Dall’altra c’è il processo invisibile di Laura contro sé stessa. Un processo senza giudici, senza avvocati, senza sentenza. Un processo in cui l’imputata, l’accusatrice e la vittima sono la stessa persona.
L’inizio di un nuovo mondo non racconta una guarigione semplice. Non consola il lettore con l’idea che basti punire i colpevoli perché tutto torni al proprio posto. Alcune fratture restano. Alcune perdite non vengono riparate. Alcune stanze, dentro di noi, continuano a rimanere vuote anche quando la vita ricomincia a muoversi.
Ma proprio lì, nel punto più basso, Laura comincia lentamente a comprendere qualcosa.
Non potrà tornare la donna di prima.
Non potrà riavere Claudio.
Non potrà riportare indietro Giulia.
Non potrà cancellare la strage, né i morti, né il senso di colpa.
Forse, però, potrà smettere di pretendere da sé stessa una forza disumana. Potrà accettare che sopravvivere non significa vincere. Potrà riconoscere che a volte la vita ricomincia non quando si ottiene giustizia, ma quando si trova il coraggio di deporre le armi che ci hanno tenuti in piedi fino a quel momento.
L’inizio di un nuovo mondo non è una città diversa, né una nuova indagine, né una seconda occasione concessa dal destino. È qualcosa di più difficile: la possibilità, per Laura, di sopravvivere alla donna che è stata.
E così il terzo romanzo chiude la trilogia di Testa o Croce tornando al suo simbolo originario: la moneta, il caso, la scelta, il destino che cade da una parte o dall’altra senza chiedere il permesso. Ma questa volta la vera partita non si gioca più nei casinò, nei tribunali, nei conti offshore o nei palazzi del potere. Si gioca dentro Laura.
La partita sembra finita.
Ma certe monete, anche dopo essere cadute, continuano a vibrare sul tavolo.
Forse l’inizio di un nuovo mondo non sarà una vittoria.
Forse sarà una resa.
O forse sarà il coraggio più difficile: smettere di essere ciò che si è stati, per provare a restare vivi.
AUTORE Dionisio Botti
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